DARC(K): è la rappresentazione di un terminale nel quale confluiscono dati, informazioni, emozioni, flussi d’energia, è il luogo dello scambio possibile. L’infospazio è l’interno di un PC capace di diventare un giardino tecnologico, di trasfigurarsi in un contesto dove realtà e virtualità si confonderanno. L’ambiente è attraversato da tubi opalini contenenti corpi illuminanti, cavi metallici e fibre ottiche. Questi caratterizzano gli ambiti dedicati all’esposizione. Ad intervalli regolari un timer permette alle luci generiche di abbassarsi determinando una parziale oscurità. Le pareti sono gradualmente rese fluorescenti da un sistema d’illuminazione. Alcuni tubi si accendono e compaiono parole o sigle. La parete cieca dell’infospazio che confina con l’esterno, è smaterializzata attraverso l’impiego di una doppia superficie di video Wall (sul lato esterno ed interno).
Dall’ambito d’ingresso, i visitatori potranno così osservare una “finestra” di monitors che si affaccia nell’installazione e, a loro insaputa, essere scrutati dall’interno dell’allestimento. La curiosità di poter vedere un ambiente, unita all’impossibilità fisica di accedervi, invoglia la ricerca della vera soglia da oltrepassare. Il fruitore avrà l’opportunità di poter stare, una volta tanto, oltre lo schermo e da li guardare il mondo che abitualmente abita con occhi nuovi.

Biennale delle arti visive di Venezia 2001