Inquadramento tipologico e dialogo con il paesaggio
L’intervento scardina la rigidità del grande layout originario (198 mq) per dar vita a due organismi residenziali autonomi (Casa 1 e Casa 2) profondamente interconnessi con il contesto naturalistico circostante. Entrambi gli appartamenti si affacciano direttamente sul Parco del Pineto: gli orientamenti e le aperture sono stati accuratamente studiati per esaltare questa continuità visiva, permettendo alla natura e alla luce esterna di compenetrare gli ambienti domestici, ridefinendo costantemente la percezione dello spazio interno durante le diverse ore del giorno.
La casa è stata profondamente influenzata anche dagli elementi di arredo (antiquariato e arte africana) preesistenti, di cui l’architettura costituisce una sorta di contenitore dedicato e su misura. Come un fil rouge culturale che unisce le due abitazioni, la presenza diffusa di oggetti e manufatti etnici africani — testimonianza e riflesso della vita vissuta in quel continente da parte degli abitanti — si integra perfettamente nell’impianto contemporaneo, arricchendolo con textures storiche e calore materico. Questo disegno sartoriale si palesa in precise scelte geometriche, come dimostrano alcune nicchie espositive create appositamente per ospitare pezzi della collezione: una situata nella camera da letto dell’Unità A e l’altra nella camera da letto dell’Unità B, appositamente dimensionata per accogliere un armadio del tardo ‘600.


Il paesaggio dei libri e lo spazio culinario
L’Unità A si estende su una superficie di 110,07 mq e si configura come uno spazio intimo e colto, strutturato attorno alla passione per la lettura e per la saggistica.
L’impianto distributivo prevede due stanze da letto e due bagni, supportati da una fitta rete di spazi di servizio integrati che comprende 4 ripostigli con funzioni differenziate: una dispensa, un ripostiglio generico, una cabina armadio e un sistema a soppalco. Questi volumi tecnici ed elementi di contenimento a scomparsa contribuiscono in maniera determinante a mantenere la casa visivamente “pulita” da oggetti strettamente funzionali, preservando il rigore formale degli ambienti.
Fin dall’ingresso, l’ambiente è letteralmente popolato da quinte librarie fisse e integrate che trasformano i percorsi distributivi in un vero e proprio paesaggio letterario, dove i volumi diventano materiale costruttivo e identitario delle pareti stesse. L’area della cucina si innesta in questo contesto con un segno grafico e minimale netto: una composizione di forte impatto visivo posata su una pavimentazione a doghe nere, che definisce un fulcro geometrico scuro in perfetto contrasto con la luminosità dominante del soggiorno. Nella camera da letto, la nicchia su misura accoglie e valorizza gli elementi della collezione.
Trasparenze, luce e memoria materica
L’Unità B si sviluppa su una superficie di 88,24 mq, definendo un layout basato sulla massima valorizzazione della luce naturale e sul richiamo filologico al contesto urbano circostante.
Dal punto di vista programmatico, l’abitazione ospita 1 camera da letto e un ampio soggiorno con cucina a vista configurato sul tipo loft. Anche in questa unità l’organizzazione planimetrica integra 3 ripostigli con le medesime funzioni strategiche di pulizia visiva e stoccaggio presenti nell’Unità A, garantendo l’eliminazione del superfluo dagli spazi principali.
Nella zona giorno, la cucina si integra fluidamente nel soggiorno ed è stata volutamente progettata priva di pensili alti: questa scelta minimale permette alla luce proveniente dalle ampie finestre poste sul retro di propagarsi senza barriere visive, amplificando la luminosità dell’intero ambiente e l’interazione con il panorama del parco.
La camera da letto è dominata dalla nicchia progettata su misura per l’inserimento dell’armadio del tardo ‘600. L’elemento architettonico caratterizzante dell’Unità B resta la parete interna interamente rivestita in mattoni color petrolio: un esplicito richiamo architettonico alle cortine edilizie esterne dei fabbricati adiacenti, capace di portare all’interno dell’appartamento la texture e l’identità materica del quartiere.
Roma
privato
arch. Alessandro d’Onofrio
ing. Arcangelo D’Imperio
Edilrestauri88 con Gianluca Callari, Pino Lulli e Giuliano Mondati
Simone Savarese per Schuko montaggio, Fabio Colò
Centocase Ceramiche
Obor Illuminazione
Mobili Proietti (cucina Lube)
Antonio Cappella, Alessandro d’Onofrio